Marisa Merz, tre mostre a Torino celebrano il centenario dell’artista tra ricerca e memoria
Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, Torino dedica a Marisa Merz un progetto espositivo articolato in tre sedi, per celebrare i cento anni dalla nascita di una delle protagoniste dell’arte italiana del secondo Novecento. Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea presentano La danza delle ore, una retrospettiva che riunisce opere storiche, lavori inediti e interventi contemporanei per ricostruire il percorso dell’artista torinese.
L’iniziativa, presentata il 26 ottobre, nasce dalla collaborazione fra tre istituzioni che hanno scelto di sviluppare altrettante prospettive sulla sua produzione. Il Castello di Rivoli approfondisce la dimensione ambientale e spirituale delle opere, la Fondazione Merz esamina il rapporto con i materiali e i processi creativi, mentre la GAM si concentra sull’ambiente domestico come luogo di sperimentazione artistica.
Il programma Marisa Merz centenario mostre assume così una dimensione che supera quella della tradizionale esposizione monografica. L’obiettivo è restituire la complessità di una ricerca difficilmente riconducibile a un solo linguaggio, nella quale scultura, pittura, disegno e installazione si intrecciano con l’esperienza quotidiana.
La mostra è curata da Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio, con il patrocinio del Ministero della Cultura e il sostegno della Fondazione CRT.
Marisa Merz e l’Arte Povera, una ricerca fuori dalle convenzioni
Nata a Torino il 23 maggio 1926 e scomparsa nella stessa città il 19 luglio 2019, Marisa Merz ha attraversato oltre cinquant’anni di storia artistica mantenendo una posizione personale anche all’interno dei movimenti ai quali è stata associata.
È stata l’unica donna riconosciuta nel nucleo storico dell’Arte Povera, esperienza sviluppatasi in Italia nella seconda metà degli anni Sessanta e legata alla sperimentazione di materiali comuni, industriali e naturali. Il movimento comprendeva artisti come Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis e Mario Merz, marito di Marisa.
Il suo lavoro, tuttavia, si è distinto per un rapporto particolarmente stretto tra l’attività creativa e la vita domestica. L’artista utilizzava fili di rame, nylon, lana, alluminio, cera e argilla, trasformando materiali ordinari attraverso gesti che richiamavano talvolta pratiche artigianali come il cucito e l’intreccio.
La produzione iniziale comprende le Living Sculptures, realizzate a partire dal 1966 con sottili lamine di alluminio modellate in strutture sospese e mutevoli. Le opere superavano l’idea tradizionale della scultura come oggetto compatto e stabile, introducendo forme aperte alla relazione con l’ambiente.
Nel 1968 Merz partecipò alla manifestazione Arte Povera + Azioni Povere ad Amalfi, presentando materiali e oggetti legati anche alla dimensione familiare. Negli anni successivi sviluppò installazioni, assemblaggi, dipinti e disegni, dedicando particolare attenzione ai volti e alle teste femminili, ricorrenti nella sua produzione.
Il riconoscimento internazionale si consolidò attraverso la partecipazione alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel, oltre alle esposizioni personali in importanti istituzioni europee e americane. Nel 2001 ricevette il Premio speciale della giuria alla Biennale veneziana e nel 2013 il Leone d’Oro alla carriera.
La retrospettiva torinese permette di osservare questo itinerario senza separare rigidamente le diverse fasi della produzione. Molte opere di Merz nascevano infatti attraverso trasformazioni successive, modifiche e nuovi accostamenti, secondo una concezione del lavoro artistico che lasciava aperta la possibilità di intervenire nuovamente sulle forme.
Castello di Rivoli, oltre sessanta opere e un’installazione del 1980
Il primo capitolo di La danza delle ore è ospitato al Castello di Rivoli, negli spazi della Manica Lunga al terzo piano e al primo piano del Castello, con la curatela di Francesco Manacorda e Marianna Vecellio.
Il percorso prende avvio dalla ricostruzione di E il naufragar m’è dolce in questo mare, un ambiente presentato originariamente nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo e successivamente riproposto, nello stesso anno, alla Biennale d’Arte di Venezia.
La ricostruzione costituisce il nucleo attorno al quale si sviluppa una selezione di oltre sessanta lavori, comprendente pitture di piccolo formato, grandi dipinti, installazioni in rame e alluminio, disegni e sculture in argilla cruda.
L’attenzione si sposta sulla relazione tra opera e spazio. Nella ricerca di Merz, gli elementi scultorei possono modificare la percezione dell’ambiente, mentre i materiali conservano caratteristiche che suggeriscono fragilità, movimento e trasformazione.
Il progetto recupera anche alcuni episodi della sua attività sperimentale, tra cui la partecipazione nel 1970 a un’azione organizzata nell’ambito della galleria romana L’Attico presso l’aeroporto dell’Urbe.
Una particolarità di questa sezione è il coinvolgimento di dieci artiste contemporanee, chiamate a confrontarsi con gli aspetti metodologici e poetici del suo lavoro. Tra queste figurano Leonor Antunes, Micol Assaël, Miriam Cahn, Tacita Dean, Lara Favaretto e Solange Pessoa.
L’incontro tra generazioni differenti amplia la lettura storica e permette di individuare affinità nella manipolazione dei materiali, nella costruzione dello spazio e nell’attenzione ai processi di trasformazione.
Nel programma Marisa Merz centenario mostre, il Castello di Rivoli assume dunque il compito di mostrare una componente della produzione dell’artista che va oltre la dimensione domestica, mettendone in evidenza l’interesse per l’ambiente, il movimento e le possibilità espressive dello spazio.
Fondazione Merz, i materiali e il processo creativo
La Fondazione Merz, in via Limone 24 a Torino, propone il secondo capitolo della retrospettiva, curato da Beatrice Merz e Sébastien Delot.
Il percorso approfondisce una delle caratteristiche più riconoscibili della produzione dell’artista: la capacità di costruire relazioni inattese tra materiali, oggetti e forme, senza ricorrere necessariamente a una composizione geometrica regolare.
Al centro dell’esposizione si trova il processo creativo, considerato attraverso la scelta delle materie, la loro lavorazione e la disposizione degli elementi nello spazio.
Le opere di Marisa Merz possono apparire caratterizzate da equilibri precari o da accostamenti spontanei. Osservandone la costruzione emerge invece una particolare attenzione alla distribuzione dei pesi, ai rapporti tra le superfici e alla possibilità che materiali differenti producano nuove relazioni visive.
Questa modalità operativa attraversa buona parte della sua carriera. L’artista ha utilizzato tecniche tradizionalmente associate alla produzione artigianale, facendole dialogare con materiali industriali e con forme scultoree estranee alle convenzioni accademiche.
L’alluminio, per esempio, può diventare una struttura leggera e sospesa, mentre il filo di rame permette di costruire trame e collegamenti. L’argilla introduce una componente manuale particolarmente evidente, conservando le tracce della modellazione.
Il contributo della Fondazione Merz al progetto Marisa Merz centenario mostre consiste proprio nell’approfondimento di queste operazioni, che costituiscono una parte essenziale dell’identità artistica dell’autrice.
La presenza di Beatrice Merz nel gruppo curatoriale aggiunge inoltre una conoscenza diretta della storia familiare e dell’ambiente nel quale molte opere sono state concepite, senza ridurre la lettura della produzione materna alla sola dimensione biografica.
GAM Torino, la casa come laboratorio e le opere inedite
La GAM, in via Magenta 31, presenta il capitolo più strettamente legato alla dimensione privata dell’artista, con un progetto curato da Chiara Bertola e Chiara Parisi.
Il punto di partenza è la casa-studio, intesa come ambiente nel quale l’attività artistica si sviluppava insieme alle occupazioni quotidiane. Letture, conversazioni, incontri e momenti di lavoro appartenevano a uno stesso spazio, senza una separazione rigida tra il tempo domestico e quello della creazione.
L’allestimento propone una rilettura storica della ricerca di Merz attraverso opere già conosciute e lavori inediti, alcuni dei quali provenienti dall’abitazione dell’artista o mai presentati in precedenza.
La scelta permette di approfondire un aspetto che ha spesso reso difficile classificare la sua produzione. Gli oggetti potevano essere ripresi e trasformati nel corso del tempo, mentre la loro collocazione nello spazio contribuiva a modificarne il significato.
Nella casa di Marisa e Mario Merz l’attività artistica non occupava necessariamente un ambiente isolato. Il luogo dell’abitare diventava anche un laboratorio, nel quale materiali e opere potevano convivere con gli oggetti della vita familiare.
Alla GAM questa continuità viene affrontata come una chiave di interpretazione storica. Non si tratta di ricostruire semplicemente un interno domestico, ma di comprendere come un determinato modo di vivere e lavorare abbia influenzato la nascita e la trasformazione delle opere.
Tra i contributi più significativi dell’intero progetto compare anche quello di Tacita Dean, artista britannica invitata a entrare nella casa-studio torinese di Marisa Merz per realizzare un film e una serie di fotografie.
L’intervento introduce una prospettiva contemporanea sulla memoria dei luoghi, attraverso le immagini degli ambienti nei quali l’artista ha vissuto e lavorato. La casa diventa così un documento della sua attività, capace di conservare tracce materiali e relazioni che non emergono necessariamente dalla sola osservazione delle opere.
La sezione della GAM contribuisce a chiarire uno degli elementi centrali della rassegna Marisa Merz centenario mostre: il rapporto tra esperienza personale e produzione artistica non rappresenta un semplice dato biografico, ma una componente strutturale del suo linguaggio.
Il centenario e il riconoscimento internazionale dell’artista
La celebrazione torinese arriva dopo una serie di esposizioni che hanno contribuito a consolidare la presenza di Marisa Merz nelle istituzioni museali internazionali.
Nel 2017 il Metropolitan Museum of Art di New York e l’Hammer Museum di Los Angeles hanno ospitato la retrospettiva The Sky Is a Great Space, successivamente presentata anche al Museu de Serralves di Porto e al Museum der Moderne di Salisburgo.
Nel 2024 il LaM di Lille ha dedicato all’artista la mostra Écouter l’espace, mentre nel 2025 il Kunstmuseum di Berna ha proposto un ulteriore approfondimento monografico.
Queste iniziative hanno favorito una lettura della sua produzione che va oltre l’appartenenza all’Arte Povera, riconoscendo l’autonomia di una ricerca sviluppata attraverso tecniche e materiali differenti.
Il rapporto con il movimento resta essenziale per comprenderne il contesto storico, ma non esaurisce le caratteristiche del suo lavoro. Le sculture, i dipinti e le installazioni di Merz attraversano infatti questioni legate all’identità, alla memoria, alla dimensione femminile e alla percezione dello spazio.
La scelta di coinvolgere tre musei risponde anche alla difficoltà di presentare una produzione così articolata attraverso una singola impostazione curatoriale.
La danza delle ore offre tre percorsi autonomi, costruiti intorno a nuclei tematici differenti, consentendo di osservare sia le continuità sia le variazioni che hanno caratterizzato l’attività dell’artista.
Calendario, sedi e biglietti della mostra La danza delle ore
Il calendario ufficiale di Marisa Merz – La danza delle ore prevede l’apertura al pubblico il 29 ottobre 2026 e la conclusione il 4 aprile 2027.
Le tre sedi sono il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in piazzale Mafalda di Savoia a Rivoli, la Fondazione Merz di via Limone 24 e la GAM di via Magenta 31, entrambe a Torino.
Il prezzo del biglietto intero indicato per la Fondazione Merz è di 10 euro, mentre quello ridotto è di 8 euro. Sono previste gratuità per diverse categorie, tra cui i minori di 11 anni, le persone con disabilità e i relativi accompagnatori, oltre ai possessori di Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card secondo le condizioni pubblicate.
L’acquisto di un biglietto intero in una delle sedi permette di ottenere un ingresso ridotto nelle altre due. La promozione comprende anche la Collezione Cerruti.
In occasione di Artissima, sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre 2026, è inoltre previsto un servizio di navette gratuite tra le tre istituzioni, fino a esaurimento dei posti disponibili.
L’articolazione del programma Marisa Merz centenario mostre richiede di considerare separatamente gli orari di apertura dei musei, che seguono calendari settimanali differenti. Le informazioni operative e le eventuali variazioni sono pubblicate attraverso i rispettivi canali istituzionali.
Al Castello di Rivoli il progetto comprende anche un’iniziativa collegata alla Collezione Cerruti, con lo scambio temporaneo di opere tra le due istituzioni. Due lavori di Marisa Merz sono presentati nelle sale della Collezione Cerruti, mentre il Castello ospita il dipinto trecentesco Angelo annunciante, Redentore, Vergine annunciata di Agnolo Gaddi, datato 1387-1388.
L’intervento introduce un ulteriore confronto tra epoche e linguaggi artistici, collegando la ricerca contemporanea di Merz alla tradizione figurativa italiana attraverso opere e materiali storicamente distanti.
