Festival di Nuova Consonanza 2026, Roma celebra il tempo tra musica contemporanea, tecnologia e sperimentazione
Il 6 novembre, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, un concerto dedicato a Franco Evangelisti e Mauro Bortolotti aprirà la sessantatreesima edizione del Festival di Nuova Consonanza. I due compositori, tra i fondatori dell’associazione romana impegnata nella diffusione della musica contemporanea, vengono ricordati nel centenario della nascita. È un’apertura che mette subito in relazione la storia dell’avanguardia italiana con le nuove direzioni della ricerca musicale.
Presentato il 28 ottobre, il Festival di Nuova Consonanza 2026 si svolgerà dal 6 novembre al 20 dicembre, con oltre 40 appuntamenti fra concerti, teatro musicale, performance, installazioni, incontri e attività formative. Il calendario ufficiale dell’associazione conferma il 6 novembre come data di apertura, con il concerto inaugurale alle ore 20 al Teatro Studio Gianni Borgna. La data del 5 novembre, riportata nel corpo di alcune comunicazioni sulla manifestazione, non coincide con l’inizio indicato nel programma generale.
Il titolo scelto per questa edizione è Tempo, secondo capitolo di un percorso tematico pluriennale che affronta le dimensioni fondamentali dell’esperienza musicale. La programmazione comprende oltre 30 prime esecuzioni assolute e 11 prime italiane, accanto a opere del Novecento, lavori elettroacustici e produzioni che intrecciano suono, immagini e movimento.
La quantità delle novità è significativa, ma il carattere del festival emerge soprattutto dal confronto tra linguaggi differenti. Le partiture costruite attraverso rigorose strutture compositive convivono con l’improvvisazione, mentre le tecnologie elettroniche diventano strumenti per modificare la percezione della durata, dello spazio e della memoria sonora.
Il tema Tempo tra composizione, memoria e nuove tecnologie
La scelta del tempo come tema centrale consente di affrontare uno degli elementi costitutivi della musica attraverso prospettive diverse. Ogni composizione organizza una successione di eventi sonori, ma le modalità con cui questa successione viene costruita possono cambiare radicalmente.
Nella musica minimalista, per esempio, la ripetizione di cellule ritmiche e melodiche può produrre trasformazioni graduali, percepibili attraverso un ascolto prolungato. Nell’improvvisazione, invece, il rapporto con il tempo dipende dalle decisioni degli interpreti, dalla loro capacità di reagire agli altri musicisti e dall’evoluzione della performance.
Le installazioni interattive introducono ulteriori possibilità. Il tempo della macchina, governato da processi elettronici e informatici, può incontrare quello dell’esecutore o del visitatore, determinando eventi sonori che dipendono dall’interazione fra sistemi tecnologici e comportamento umano.
Il Festival di Nuova Consonanza 2026 affronta queste questioni attraverso una programmazione che comprende musica strumentale, elettronica, audiovisivi e forme di spettacolo nelle quali la composizione dialoga con altri linguaggi artistici.
La dimensione temporale riguarda anche il rapporto con il passato. Recuperare una partitura storica, presentarla accanto a una nuova commissione o affidarla a interpreti contemporanei significa collocarla in una situazione d’ascolto differente da quella per cui era stata concepita. Il significato culturale di un’opera può così arricchirsi attraverso il confronto con repertori successivi.
L’omaggio iniziale a Evangelisti e Bortolotti risponde a questa impostazione. La loro attività appartiene a una stagione nella quale la ricerca musicale italiana contribuì al rinnovamento delle tecniche compositive e delle modalità esecutive. Ricordarne il lavoro nel 2026 permette di ricostruire una parte di quella storia attraverso l’esperienza diretta del concerto.
Dalle prime esecuzioni alla ricerca internazionale
La presenza di numerose prime assolute costituisce uno degli elementi distintivi del cartellone. Una prima esecuzione assoluta rappresenta il debutto pubblico di un’opera, mentre una prima italiana indica la sua presentazione iniziale nel Paese, dopo eventuali esecuzioni all’estero. La distinzione è importante per comprendere il ruolo della manifestazione nella circolazione della nuova musica.
Il festival riunisce compositori, solisti ed ensemble impegnati in repertori che richiedono spesso competenze esecutive specifiche. Nella musica contemporanea, infatti, la partitura può prevedere tecniche strumentali non convenzionali, dispositivi elettronici, interventi vocali o un’organizzazione dello spazio diversa da quella del concerto tradizionale.
Tra gli appuntamenti annunciati compare il concerto del 20 novembre dedicato al doppio anniversario di Steve Reich, che compie novant’anni, e di Ars Ludi, formazione italiana attiva da quarant’anni. L’incontro fra questi due percorsi richiama il ruolo delle percussioni e delle strutture ritmiche nella musica del secondo Novecento.
Il 25 novembre è previsto D’improvviso, con l’International Contemporary Ensemble e Nuova Consonanza. Il progetto si inserisce nella parte del programma dedicata all’improvvisazione e al confronto fra differenti pratiche esecutive.
Il calendario include anche formazioni straniere che portano a Roma repertori recenti. Il 29 novembre il NeoQuartet, ensemble d’archi polacco, presenta Petali di luna, con un programma che comprende due prime italiane di Vito Palumbo e Lorenzo Marino.
Il 13 dicembre sarà invece la volta del KammarensembleN, formazione svedese diretta da Sergej Bolkhovets, impegnata in Screening sounds: re-imaging speech. Il concerto propone lavori composti negli ultimi due anni e sviluppa il rapporto fra parola, strumenti musicali ed elaborazione elettronica.
La presenza di questi ensemble permette al Festival di Nuova Consonanza 2026 di mettere in comunicazione esperienze compositive maturate in contesti differenti. La circolazione internazionale delle opere è particolarmente importante per un repertorio che, rispetto alla musica classica più conosciuta, dispone di minori occasioni di esecuzione pubblica.
Elettronica, immagini e installazioni: come cambia l’ascolto
Uno degli aspetti più interessanti della sessantatreesima edizione riguarda il rapporto fra strumenti tradizionali e tecnologie di produzione e trasformazione del suono.
Il 28 novembre è prevista l’apertura di The Shape of Sound, installazione sonora ideata da Francesco Pellisari, visitabile fino al 20 dicembre. L’opera introduce una modalità di fruizione differente da quella del concerto: il pubblico può avvicinarsi a un ambiente sonoro senza essere necessariamente vincolato alla durata prestabilita di una performance.
Il 2 dicembre il progetto Corrispondenze di Elio Martusciello propone invece un’esperienza audiovisiva costruita intorno alla chitarra elettrica. Il rapporto fra immagine e suono assume qui una funzione compositiva, superando la semplice associazione fra accompagnamento musicale e contenuto visivo.
Un’altra occasione di confronto fra linguaggi è prevista il 13 dicembre, con la presentazione dei video selezionati attraverso una call internazionale rivolta a giovani artisti under 40. L’iniziativa introduce nel programma lavori nei quali la componente visiva partecipa alla costruzione dell’esperienza musicale.
Il Festival di Nuova Consonanza 2026 dedica spazio anche alla trasformazione elettronica del suono strumentale. Il 19 dicembre Raffaele Marsicano sarà protagonista di un concerto per trombone ed elettronica, con cinque composizioni a lui dedicate e sviluppate attraverso il confronto con gli autori.
Queste esperienze mostrano quanto la tecnologia possa incidere sul lavoro compositivo. L’elaborazione elettronica consente di intervenire sulle caratteristiche timbriche degli strumenti, sulla distribuzione spaziale dei suoni e sulla relazione fra esecuzione dal vivo e materiali precedentemente registrati.
Il risultato dipende dalle scelte artistiche. Un dispositivo digitale può ampliare le possibilità espressive, ma la sua presenza non determina automaticamente un’innovazione musicale. La ricerca riguarda soprattutto il modo in cui gli strumenti tecnologici vengono integrati nella struttura dell’opera.
Incontri, workshop e formazione dei compositori
Accanto ai concerti, la manifestazione riserva attenzione al confronto teorico e alla formazione. Il 23 e 24 novembre, presso Villa Aurelia, l’American Academy in Rome ospiterà il convegno On Improvisation: Sound, Space, Thought, dedicato alle relazioni fra improvvisazione, spazio e pensiero musicale.
L’improvvisazione rappresenta un terreno di ricerca particolarmente significativo rispetto al tema dell’edizione. Anche quando si sviluppa entro regole prestabilite, richiede ai musicisti di prendere decisioni durante l’esecuzione. Il tempo della composizione e quello della performance finiscono così per sovrapporsi.
Questa relazione sarà affrontata anche attraverso The Exàifnes Party di Francesco Giomi, in programma il 15 dicembre. La performance dell’Ensemble Exàifnes si basa su una struttura di regole entro la quale gli interpreti possono intervenire individualmente o collettivamente, determinando l’evoluzione del brano.
La formazione comprende inoltre la masterclass di composizione De Musica 2026, affidata a Philippe Manoury e prevista dal 30 novembre al 5 dicembre al Mattatoio, negli spazi della Pelanda. Il compositore francese è associato a un percorso di ricerca nel quale la scrittura strumentale e l’elettronica hanno assunto un ruolo centrale.
Dal 9 all’11 dicembre è previsto anche Comporre dialogante, workshop di improvvisazione con Alessandro Sbordoni.
L’inserimento di queste attività nel calendario del Festival di Nuova Consonanza 2026 risponde a una necessità concreta della musica contemporanea: creare occasioni nelle quali compositori e interpreti possano discutere tecniche, processi creativi e problemi esecutivi.
A differenza di repertori consolidati attraverso decenni di interpretazioni, molte nuove composizioni richiedono un lavoro preliminare di confronto con gli autori. Workshop e incontri contribuiscono a sviluppare queste competenze e a favorire la trasmissione delle conoscenze fra generazioni differenti.
La memoria del Novecento e il progetto Humanitas
La riflessione sul tempo assume anche una dimensione storica e civile attraverso Humanitas, progetto articolato in tre concerti e collegato all’ottantesimo anniversario dell’Assemblea Costituente.
Il primo appuntamento, Note Costituenti, è previsto il 15 novembre alle ore 18 al Teatro Palladium, con Roma Tre Orchestra diretta da David Daubenfeld e Maria Andreeva al pianoforte e al violino solista.
Il 7 dicembre il programma comprende La fabbrica illuminata, composizione realizzata nel 1964 da Luigi Nono e Giuliano Scabia. L’opera, scritta per voce e nastro magnetico, affronta le condizioni di lavoro degli operai delle acciaierie attraverso materiali sonori e testuali legati alla realtà industriale.
La presenza di questo lavoro nel cartellone è particolarmente significativa. L’impiego del nastro magnetico appartiene alla storia della sperimentazione elettronica, ma l’opera conserva anche una precisa dimensione documentaria e politica. Le registrazioni e i testi utilizzati nella composizione testimoniano un’epoca nella quale la ricerca musicale si confrontava direttamente con i conflitti sociali.
Accanto al lavoro di Nono sono previste composizioni di Fabio Cifariello Ciardi, Alessandro Cipriani e Daria Scia, oltre a interventi poetici di Franco Arminio. Il confronto fra opere appartenenti a periodi diversi permette di osservare come la musica possa affrontare questioni collettive attraverso linguaggi differenti.
Il terzo appuntamento del progetto, il 18 dicembre, prende come riferimento il Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen, composto durante la prigionia del musicista nella Seconda guerra mondiale e presentato per la prima volta nel 1941.
Il programma comprende anche lavori di Maximiliano Amici, Federico Di Santo e Mehdi Khajami, con riferimenti alla pace e alla tolleranza. Le esecuzioni saranno accompagnate da letture poetiche affidate agli studenti dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.
La scelta di Messiaen introduce un’ulteriore interpretazione del tema dell’edizione. Il tempo musicale diventa materia di riflessione spirituale, mentre le circostanze storiche della composizione attribuiscono all’opera un significato che supera la sua struttura formale.
Teatro musicale e nuove forme di racconto
Il calendario comprende produzioni nelle quali la musica incontra la parola, il movimento e la scena.
Il 1° dicembre sarà presentato Il diario di Eva di Mauro Cardi, opera ispirata all’omonimo racconto di Mark Twain. Scritta nel 2019 per danzatrice, attrice, soprano ed ensemble, viene proposta con la messa in scena di Cristina Papi, la voce di Felicita Brusoni, la danzatrice Gaia Bella e il Gamo Ensemble diretto da Francesco Gesualdi.
La composizione affronta un materiale narrativo attraverso una struttura che combina linguaggi differenti. Il tempo del racconto letterario viene riorganizzato nella successione di interventi vocali, musicali e coreografici.
Il 3 dicembre è previsto Buongiorno Hospice, audio-documentario di Germano Scurti dedicato al fine vita e alle relazioni umane che si sviluppano nelle situazioni di particolare fragilità.
Il 6 dicembre, al Mattatoio, Ghost prende ispirazione dai racconti di Edith Wharton. Lo spettacolo coinvolge Andrea Argentieri e Chiara Lagani, con regia e scenografia di Luigi Noah De Angelis, musica e sound design di Luigi Ceccarelli.
Sono produzioni che ampliano la nozione di concerto e introducono differenti modalità di organizzazione del tempo scenico. Nel teatro musicale, infatti, la durata non dipende esclusivamente dalla successione delle note, ma anche dai movimenti, dalle pause, dai testi e dalle relazioni fra gli interpreti.
Le ultime giornate e il concorso Franco Evangelisti
La parte conclusiva del festival mantiene una forte attenzione alla ricerca strumentale.
Il 16 dicembre Voci dal femminile, con il Recercare accordion Duo formato da Ludovica Borsatti e Umberto Turchi, propone un percorso dedicato alla creatività musicale femminile contemporanea, con diverse nuove composizioni per fisarmonica.
Il 17 dicembre l’ensemble Opificio Sonoro, diretto da Matteo Cesari, presenta Fleeting Moments, programma che attraversa differenti concezioni della durata musicale attraverso opere di autori contemporanei.
Il 19 dicembre, oltre al concerto per trombone ed elettronica di Raffaele Marsicano, è prevista l’esecuzione dei Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus di Olivier Messiaen da parte del pianista Ciro Longobardi. Il ciclo pianistico, composto nel 1944, rappresenta uno dei lavori più impegnativi del repertorio novecentesco per la sua estensione, complessità ritmica e densità espressiva.
Il Festival di Nuova Consonanza 2026 terminerà il 20 dicembre con la finale della ventottesima edizione del Concorso internazionale di composizione Franco Evangelisti, quest’anno dedicato al quartetto d’archi.
La conclusione attraverso un concorso di composizione mantiene al centro l’attività dei nuovi autori. Il quartetto d’archi, organico profondamente radicato nella tradizione musicale europea, continua a offrire possibilità di ricerca sul timbro, sull’organizzazione delle voci e sulle tecniche esecutive.
La scelta di dedicare il concorso a Franco Evangelisti collega inoltre l’ultima giornata all’omaggio inaugurale del 6 novembre. Fra i due appuntamenti si sviluppa un calendario che attraversa la memoria delle avanguardie, le tecnologie contemporanee e la produzione di nuove partiture, affidando alla composizione musicale il compito di mantenere aperto il confronto fra generazioni.
