Freddie Mercury, a Londra una mostra celebra gli 80 anni dalla nascita tra costumi di scena e musica
Il Victoria and Albert Museum di Londra celebra gli ottant’anni dalla nascita di Freddie Mercury con una mostra dedicata agli abiti e agli accessori che hanno accompagnato alcuni dei momenti più importanti della sua carriera. L’esposizione, intitolata Freddie Mercury | Splendid Things, è stata inaugurata il 24 ottobre 2026 nella sede di South Kensington e resterà aperta fino al 17 gennaio 2027, con ingresso gratuito e senza necessità di prenotazione.
Il progetto riunisce otto look originali indossati dal cantante dei Queen, distribuiti nelle gallerie permanenti del museo attraverso un percorso che mette in relazione musica, moda, teatro e arti decorative. La mostra è stata sviluppata con la collaborazione di Mary Austin, ex fidanzata e amica di lunga data dell’artista, che ha concesso in prestito sette degli otto look esposti.
Nato il 5 settembre 1946 a Zanzibar e scomparso nel 1991, Mercury avrebbe compiuto ottant’anni nel settembre scorso. La ricorrenza offre al museo britannico l’occasione per approfondire un aspetto centrale della sua attività artistica: la costruzione di un’identità scenica riconoscibile, nella quale abbigliamento, gestualità e interpretazione musicale contribuivano allo stesso spettacolo.
La ricerca Freddie Mercury mostra Londra conduce quindi a un’esposizione che documenta l’evoluzione del cantante dagli esordi degli anni Settanta fino alle grandi tournée degli anni Ottanta, attraverso oggetti effettivamente appartenuti all’artista e allestimenti realizzati appositamente per il museo.
Dai primi concerti dei Queen agli abiti diventati iconici
Il percorso comprende un completo monocromatico indossato da Mercury durante un concerto dei Queen all’Imperial College di Londra nel 1973, quando la band stava ancora definendo il proprio linguaggio musicale e visivo. L’abito, associato anche all’immagine del primo album del gruppo, testimonia l’influenza del glam rock sulla costruzione dell’identità del cantante.
Durante i primi anni di attività, Mercury sperimentò soluzioni vicine al teatro, alla danza e alla moda, utilizzando tessuti aderenti, linee insolite e riferimenti artistici che contribuivano a rendere immediatamente riconoscibile la sua presenza sul palco.
Tra i pezzi più significativi compare il Mercury Wing, il costume bianco con elementi decorativi ispirati alle ali, progettato da Wendy de Smet. L’abito fu utilizzato durante il tour A Night at the Opera del 1975-1976 ed è associato anche al celebre video di Bohemian Rhapsody.
La collaborazione con De Smet rappresenta un passaggio importante nella definizione dello stile dell’artista. Mercury partecipava direttamente alle scelte estetiche, cercando soluzioni capaci di accompagnare i movimenti del corpo e di produrre un effetto visivo immediato anche nelle grandi sale da concerto.
Accanto al costume bianco viene presentato il cosiddetto Spine Suit, conosciuto anche come Black Queen Suit, caratterizzato da elementi sporgenti lungo le maniche. Entrambi risalgono al 1975 e utilizzano dettagli decorativi differenti per costruire immagini sceniche contrastanti.
La ricerca progettuale non era estranea alle passioni culturali del cantante. Per i costumi realizzati con De Smet, il museo documenta riferimenti alla mitologia classica e all’opera pittorica The Fairy Feller’s Master-Stroke dell’artista britannico Richard Dadd.
Sono particolari che permettono di leggere l’abbigliamento di Mercury come un lavoro creativo sviluppato insieme ai costumisti, piuttosto che come una successione di abiti eccentrici scelti per attirare l’attenzione.
La corona del Magic Tour e l’evoluzione dell’identità scenica
Una delle sezioni più riconoscibili della mostra riguarda il mantello e la corona indossati durante il Magic Tour del 1986. L’insieme, realizzato dalla costumista Diana Moseley, fu commissionato da Mercury per caratterizzare i momenti conclusivi dei concerti.
Il cantante utilizzò questi elementi anche durante l’ultima esibizione dal vivo dei Queen con la formazione classica, avvenuta a Knebworth il 9 agosto 1986.
La scelta della corona e del mantello rifletteva la dimensione teatrale raggiunta dagli spettacoli della band. Dopo anni trascorsi tra teatri e palazzetti, i Queen erano ormai abituati a esibirsi davanti a decine di migliaia di spettatori, in produzioni nelle quali scenografia, illuminazione e comportamento degli artisti assumevano un’importanza crescente.
Il costume regale, indossato spesso con atteggiamento ironico, consentiva a Mercury di giocare con l’immagine del sovrano e con il rapporto tra cantante e pubblico. Era una soluzione scenica concepita per essere riconosciuta anche a grande distanza dal palco.
Nella Freddie Mercury mostra Londra, il mantello e la corona sono collocati nelle gallerie medievali e rinascimentali del Victoria and Albert Museum, dove dialogano con opere e oggetti legati alla rappresentazione del potere.
Questa scelta espositiva permette di confrontare l’utilizzo storico degli abiti cerimoniali con la loro reinterpretazione nell’intrattenimento contemporaneo. La regalità evocata da Mercury apparteneva al linguaggio dello spettacolo, ma utilizzava simboli già presenti da secoli nella cultura europea.
L’allestimento comprende anche un costume del 1980 collegato a Flash Gordon, accompagnato dal caratteristico mezzo supporto per microfono utilizzato dal cantante. La maglietta rossa e bianca, decorata a mano dallo stesso Mercury, documenta un cambiamento rispetto agli abiti più elaborati degli anni Settanta.
Con il passare del tempo, infatti, il frontman dei Queen aveva progressivamente adottato anche indumenti più semplici, trasformando jeans, canottiere e accessori essenziali in elementi altrettanto riconoscibili del proprio repertorio scenico.
Oggetti originali e installazioni: come è costruito il percorso
La mostra londinese distingue gli abiti storici dagli interventi contemporanei utilizzati per presentarli. Gli otto look appartengono al guardaroba effettivamente utilizzato da Mercury, mentre i manichini, le ambientazioni e le soluzioni scenografiche sono stati predisposti per l’esposizione.
Il progetto è firmato da Tom Piper, scenografo britannico con una lunga esperienza nelle produzioni teatrali e operistiche. Piper aveva già collaborato con il Victoria and Albert Museum per altre iniziative, tra cui il percorso espositivo dedicato a Taylor Swift nel 2024.
Gli abiti non sono concentrati in un’unica sala. Il pubblico attraversa differenti ambienti del museo, incontrando i costumi accanto alle collezioni permanenti di dipinti, tessuti, sculture e oggetti d’arte.
Le installazioni utilizzano manichini realizzati appositamente, pose dinamiche, illuminazione e, in alcuni ambienti, interventi sonori. Si tratta di ricostruzioni espositive che richiamano il carattere delle performance senza essere presentate come riproduzioni fedeli dei concerti originali.
Un esempio significativo si trova nella Galleria degli Arazzi, dove sono esposti i costumi progettati da Wendy de Smet. Qui è stata realizzata un’installazione sonora spazializzata dedicata a Bohemian Rhapsody, costruita utilizzando registrazioni vocali e strumentali isolate provenienti dalle sessioni originali del 1975.
L’ascolto permette di mettere in relazione la complessità della composizione musicale con gli abiti indossati durante quella fase della carriera. La componente sonora è una rielaborazione contemporanea di materiale registrato all’epoca, mentre i costumi conservano il proprio valore di testimonianze storiche.
La distinzione tra manufatti originali e allestimenti moderni è particolarmente rilevante per comprendere il progetto. L’interesse della Freddie Mercury mostra Londra risiede anche nella possibilità di osservare da vicino elementi che il pubblico conosce soprattutto attraverso fotografie, videoclip e registrazioni dei concerti.
Mary Austin e il rapporto di Mercury con la moda e il collezionismo
La collaborazione con Mary Austin ha consentito al museo di riunire una parte significativa del guardaroba dell’artista. Austin, legata a Mercury da un rapporto personale durato molti anni, ha contribuito alla progettazione del percorso e alla selezione dei materiali.
La mostra prende il nome da una dichiarazione rilasciata dal cantante nel 1978, quando espresse il desiderio di circondarsi di oggetti splendidi e di vivere in un ambiente ricco di arredi e collezioni.
Questa inclinazione emerge anche dagli indumenti appartenenti al suo guardaroba privato, che occupano uno spazio specifico nell’esposizione. Tra gli oggetti presentati figurano una giacca dei primi anni Settanta realizzata con tessuto da kimono e un kimono appartenente alla sua collezione personale.
L’interesse per la cultura giapponese precedeva il primo viaggio dei Queen in Giappone, avvenuto nel 1975. Mercury acquistò nel tempo tessuti, ceramiche, stampe, mobili e altri oggetti decorativi, molti dei quali vennero destinati alla sua abitazione.
Alcuni kimono furono utilizzati durante le esibizioni, mentre altri rimasero parte del guardaroba quotidiano. Il museo ha scelto di esporre uno di questi capi privati nelle gallerie dedicate all’arte giapponese, evidenziando un interesse culturale che superava le necessità dello spettacolo.
La presenza degli oggetti personali consente di approfondire il rapporto tra le preferenze estetiche dell’uomo e le scelte artistiche del performer. Mercury prestava attenzione ai materiali, alle decorazioni e agli oggetti provenienti da tradizioni differenti, elementi che potevano successivamente trovare spazio anche nella sua immagine pubblica.
Il contributo di Austin risulta significativo soprattutto perché permette di documentare questo rapporto attraverso materiali conservati nel tempo. Gli abiti sono così presentati con riferimento alle circostanze del loro utilizzo, ai designer coinvolti e alle diverse fasi dell’attività musicale.
Dal palco ai videoclip, il ruolo delle immagini nella carriera solista
Il percorso arriva fino al 1985 con il costume realizzato per il videoclip di Made in Heaven, brano pubblicato durante la carriera solista di Mercury.
L’abito fu progettato da Diana Moseley e comprende pantaloni dalla costruzione particolare, fasce decorative e un mantello. La composizione richiama il linguaggio della danza e del teatro, con riferimenti al balletto La sagra della primavera e all’immaginario della Divina Commedia.
Il videoclip rappresenta un esempio della crescente importanza assunta dalle produzioni audiovisive nell’industria musicale degli anni Ottanta. Per Mercury, il passaggio dal concerto alla registrazione video offriva ulteriori possibilità di costruzione dell’immagine, attraverso costumi, scenografie e montaggio.
L’esposizione colloca il costume di Made in Heaven nel Photography Centre del museo, accanto a materiali legati alla storia della fotografia e della rappresentazione visiva.
La scelta evidenzia il ruolo dei videoclip nella diffusione internazionale dell’identità artistica del cantante. Brani come Bohemian Rhapsody e Made in Heaven dimostrano come la componente visiva potesse essere sviluppata in stretta relazione con la musica, pur utilizzando linguaggi e tecniche differenti.
Anche il rapporto tra gli abiti e i mezzi di comunicazione cambia nel corso della carriera. Gli indumenti pensati inizialmente per le esibizioni dal vivo diventano progressivamente parte di immagini destinate a circolare attraverso la televisione, la fotografia e i video musicali.
La Freddie Mercury mostra Londra consente di osservare questa trasformazione attraverso una selezione limitata ma rappresentativa di oggetti, senza pretendere di ricostruire l’intero guardaroba dell’artista.
Date, ingresso e informazioni per visitare la mostra a Londra
Freddie Mercury | Splendid Things è visitabile al Victoria and Albert Museum di South Kensington, in Cromwell Road, fino a domenica 17 gennaio 2027.
L’ingresso è gratuito e non richiede la prenotazione di un biglietto. Il museo è generalmente aperto tutti i giorni dalle 10 alle 17.45, con apertura prolungata fino alle 22 il venerdì. Per eventuali variazioni legate alle festività resta necessario fare riferimento agli aggiornamenti del V&A.
Il percorso è distribuito tra diversi ambienti dell’edificio e richiede, secondo le indicazioni del museo, circa 35 minuti. La stazione della metropolitana più vicina è South Kensington, servita dalle linee Piccadilly, Circle e District.
L’iniziativa è stata accompagnata anche da attività dedicate alla storia dei costumi. Il 23 ottobre 2026, alla vigilia dell’apertura, il museo ha organizzato un incontro con la designer Wendy de Smet e il fotografo ufficiale dei Queen Denis O’Regan, dedicato alla creazione degli abiti scenici e alla documentazione fotografica delle esibizioni.
La mostra rappresenta uno degli appuntamenti londinesi legati all’ottantesimo anniversario della nascita di Mercury e si distingue per la scelta di inserire oggetti della cultura musicale contemporanea nelle collezioni storiche di un museo dedicato alle arti applicate e al design.
Le informazioni sulla Freddie Mercury mostra Londra sono disponibili attraverso il programma ufficiale del Victoria and Albert Museum, che comprende anche una guida digitale alle tappe del percorso. Per ciascun ambiente vengono indicati i costumi esposti, la loro collocazione e i rapporti con le opere conservate nelle gallerie.
L’accostamento più significativo riguarda i due costumi del 1975 esposti nella Galleria degli Arazzi: il Mercury Wing e lo Spine Suit sono accompagnati da un’installazione che utilizza le registrazioni originali di Bohemian Rhapsody, permettendo di osservare gli abiti mentre la composizione viene rielaborata nello spazio sonoro del museo.
