Zaino scolastico con un biglietto accartocciato nella tasca laterale

Prevenzione del cyberbullismo a scuola: il 5 novembre la giornata internazionale UNESCO contro violenze e discriminazioni

Read Time:9 Minute, 6 Second

Il 5 novembre 2026 si è celebrata la Giornata internazionale contro la violenza e il bullismo a scuola, compreso il cyberbullismo, promossa dall’UNESCO per richiamare l’attenzione sulla sicurezza degli studenti e sulla responsabilità delle istituzioni educative. La ricorrenza cade ogni anno il primo giovedì di novembre e coinvolge governi, insegnanti, famiglie, studenti e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori.

L’edizione 2026 ha avuto come tema Every learner safe and well: From promise to practice, un invito a trasformare gli impegni per la sicurezza e il benessere degli studenti in interventi concreti. Al centro dell’iniziativa figurano la prevenzione delle violenze, il sostegno psicologico, l’inclusione e la protezione dei ragazzi negli ambienti digitali.

La prevenzione del cyberbullismo a scuola assume un ruolo particolarmente rilevante perché le aggressioni online possono proseguire oltre l’orario delle lezioni, coinvolgere gruppi numerosi e lasciare contenuti accessibili anche dopo la conclusione dell’episodio. La risposta educativa richiede quindi strumenti capaci di intervenire sia nelle relazioni quotidiane tra studenti sia nei comportamenti che si sviluppano attraverso social network, piattaforme di messaggistica e altri servizi digitali.

La giornata UNESCO del 2026 e gli obiettivi della prevenzione

La Giornata internazionale è stata istituita dagli Stati membri dell’UNESCO per riconoscere che la violenza negli ambienti scolastici compromette il diritto all’istruzione, la salute e il benessere di bambini e adolescenti.

L’organizzazione considera il bullismo e il cyberbullismo fenomeni che richiedono una risposta coordinata. Le conseguenze possono riguardare la partecipazione alle attività didattiche, la qualità delle relazioni con i compagni e la disponibilità degli studenti a frequentare serenamente la scuola.

Il tema scelto per il 2026 pone l’attenzione sulla distanza tra dichiarazioni istituzionali e interventi effettivamente realizzati. Una scuola può aderire a una campagna di sensibilizzazione, ma la prevenzione richiede anche personale preparato, procedure riconoscibili e strumenti attraverso i quali gli studenti possano segnalare situazioni di disagio.

L’UNESCO promuove un approccio che coinvolge l’intera comunità scolastica, integrando prevenzione della violenza, salute mentale, sostegno agli insegnanti, inclusione e sicurezza digitale.

In occasione della ricorrenza del 5 novembre, l’organizzazione ha previsto presso la propria sede di Parigi un incontro di informazione e confronto sulle politiche educative rivolto agli Stati membri. L’iniziativa rientra nel programma internazionale di sensibilizzazione e cooperazione, senza comportare automaticamente l’introduzione di nuovi obblighi normativi nei singoli Paesi.

La ricorrenza del 2026 inaugura inoltre il secondo ciclo quinquennale della giornata internazionale. Il tema della sicurezza dei minori sarà affrontato anche nella seconda Conferenza ministeriale globale per porre fine alla violenza contro i bambini, prevista a Manila il 18 e 19 novembre 2026.

Cyberbullismo e bullismo tradizionale: perché servono strumenti differenti

Il bullismo scolastico si manifesta attraverso comportamenti aggressivi, intimidazioni, esclusione sociale e umiliazioni ripetute. Il cyberbullismo utilizza invece strumenti digitali che possono amplificare la diffusione delle offese e rendere più difficile interrompere le condotte dannose.

Un contenuto offensivo pubblicato in una conversazione di gruppo può essere inoltrato, copiato o condiviso con persone estranee alla classe. Fotografie, video e messaggi possono continuare a circolare anche quando l’autore originale li elimina.

L’esposizione della vittima può quindi estendersi a contesti nei quali gli insegnanti non hanno un controllo diretto. Un episodio nato durante la giornata scolastica può proseguire online, mentre una controversia sviluppatasi sui social può compromettere successivamente le relazioni in classe.

Queste caratteristiche rendono la prevenzione del cyberbullismo a scuola una responsabilità educativa che deve considerare anche la comunicazione digitale degli studenti.

La distinzione tra conflitto occasionale e comportamento persecutorio rimane necessaria. Un litigio isolato non coincide automaticamente con il bullismo, mentre minacce, diffusione non consensuale di contenuti personali e altre condotte particolarmente gravi richiedono attenzione anche quando non si presentano come episodi ripetuti.

La valutazione deve considerare la natura dei comportamenti, il loro impatto, l’eventuale ripetizione e le condizioni di vulnerabilità delle persone coinvolte.

Il coinvolgimento delle famiglie e il ruolo degli insegnanti

La prevenzione funziona quando gli adulti riconoscono tempestivamente i segnali di difficoltà e gli studenti sanno a chi rivolgersi.

Un cambiamento improvviso nelle relazioni con i compagni, il rifiuto di partecipare alle attività scolastiche o un forte disagio legato all’utilizzo dello smartphone possono meritare attenzione. Nessuno di questi comportamenti, considerato isolatamente, dimostra però che un ragazzo sia vittima di cyberbullismo.

Il compito degli insegnanti consiste nell’osservare le dinamiche di classe, favorire un ambiente nel quale le segnalazioni vengano ascoltate e intervenire quando emergono comportamenti lesivi.

La formazione del personale scolastico è particolarmente importante perché un episodio online può richiedere competenze diverse rispetto a una controversia avvenuta durante una lezione. Occorre comprendere come documentare i contenuti, gestire la riservatezza e coinvolgere correttamente i soggetti responsabili.

Le famiglie hanno un ruolo complementare. Conoscere gli ambienti digitali frequentati dai figli, discutere delle modalità con cui vengono condivise immagini e informazioni personali e mantenere un dialogo aperto aiuta a riconoscere situazioni problematiche.

L’UNICEF, nelle proprie indicazioni sul cyberbullismo, richiama l’utilità di conservare le prove delle molestie, segnalare i contenuti alle piattaforme e rivolgersi a un adulto di fiducia.

La segnalazione tempestiva permette di avviare una valutazione della situazione prima che le condotte si aggravino. La gestione delle prove deve comunque rispettare la riservatezza dei minori, evitando di diffondere ulteriormente materiali offensivi o immagini personali.

Anche gli studenti che assistono a episodi di bullismo possono contribuire alla prevenzione. Non rilanciare contenuti umilianti, informare gli adulti e sostenere i compagni coinvolti sono comportamenti sui quali la scuola può lavorare attraverso attività educative continuative.

Le norme italiane sulla prevenzione del cyberbullismo a scuola

In Italia il contrasto al bullismo e al cyberbullismo dispone già di una disciplina specifica, rafforzata dalla legge 17 maggio 2024, n. 70, entrata in vigore il 14 giugno dello stesso anno.

Il provvedimento ha modificato la legge 71 del 2017, ampliando il quadro normativo dalla prevenzione del cyberbullismo al contrasto di entrambe le forme di violenza.

La normativa privilegia gli interventi formativi ed educativi e attribuisce responsabilità anche ai soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale, chiamati a orientare i figli verso un utilizzo corretto delle tecnologie.

Una delle disposizioni più significative riguarda l’organizzazione interna degli istituti scolastici.

Ogni scuola deve adottare un codice interno per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo e istituire un tavolo permanente di monitoraggio, con la partecipazione di rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e di esperti del settore.

La previsione rende la prevenzione del cyberbullismo a scuola parte dell’organizzazione ordinaria degli istituti, anziché affidarla esclusivamente a iniziative occasionali.

La legge richiede inoltre che i regolamenti scolastici recepiscano le linee di orientamento ministeriali, anche per quanto riguarda le procedure di intervento.

L’esistenza di questi obblighi non dimostra, da sola, che ogni istituto li abbia già attuati integralmente. Per valutare l’effettiva applicazione delle disposizioni occorre verificare i regolamenti adottati, la costituzione degli organismi previsti e le attività realizzate.

Sul piano nazionale è operativo anche un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, istituito presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito con decreto del 18 novembre 2024.

Campagne educative e provvedimenti disciplinari non hanno la stessa funzione

Una delle questioni centrali riguarda la differenza tra sensibilizzazione, prevenzione e intervento disciplinare.

Le campagne educative cercano di modificare comportamenti e atteggiamenti prima che si verifichino episodi di violenza. Possono affrontare il rispetto delle differenze, la responsabilità nella condivisione dei contenuti e le conseguenze delle aggressioni online.

Gli interventi disciplinari, invece, riguardano comportamenti specifici che devono essere accertati e valutati secondo le regole applicabili.

La distinzione è sostanziale. Partecipare a un incontro sul cyberbullismo non equivale ad aver predisposto procedure efficaci per affrontare una segnalazione. Allo stesso modo, applicare una sanzione non garantisce che le dinamiche responsabili dell’episodio siano state superate.

La prevenzione del cyberbullismo a scuola richiede una continuità educativa che comprende formazione, ascolto, gestione dei conflitti e conoscenza delle modalità di segnalazione.

Quando emergono comportamenti gravi, la risposta deve tutelare la persona coinvolta e rispettare le garanzie previste per tutti i minori interessati. Gli eventuali provvedimenti disciplinari devono essere distinti dalle misure di sostegno psicologico ed educativo, che possono rendersi necessarie anche in assenza di sanzioni.

La normativa italiana riconosce questa impostazione, privilegiando il carattere formativo degli interventi senza escludere le conseguenze previste per le condotte illecite.

La differenza emerge anche nel lavoro delle istituzioni. Il Dipartimento per le Politiche della Famiglia promuove campagne informative sul bullismo e sul cyberbullismo, mentre gli obblighi organizzativi delle scuole e le procedure di intervento derivano dalle disposizioni normative nazionali.

Sicurezza digitale e sostegno psicologico nel programma UNESCO

L’edizione 2026 della giornata internazionale dedica particolare attenzione al rapporto tra sicurezza degli ambienti educativi e benessere psicologico.

Tra i materiali richiamati dall’UNESCO figurano Teaching with care, guida rivolta agli insegnanti per sostenere la salute mentale e il benessere degli studenti, e Connected and safe, documento di orientamento sulle violenze online e sulle forme di aggressione facilitate dalle tecnologie.

I due ambiti sono collegati. Le misure di sicurezza digitale possono contribuire a limitare l’esposizione a contenuti dannosi e ad agevolare le segnalazioni, ma non sostituiscono il sostegno educativo e psicologico necessario quando un minore subisce molestie o intimidazioni.

La responsabilità coinvolge anche le aziende tecnologiche. Le piattaforme mettono a disposizione strumenti per segnalare contenuti, bloccare account e gestire alcune impostazioni di sicurezza. La loro effettiva utilità dipende dalle modalità di funzionamento dei servizi e dalla capacità degli utenti di riconoscere e utilizzare tali strumenti.

Le scuole devono inoltre prestare attenzione alla riservatezza delle informazioni raccolte durante la gestione degli episodi. La circolazione incontrollata di screenshot, conversazioni o immagini può aggravare l’esposizione della persona coinvolta.

Nella prospettiva UNESCO, la sicurezza scolastica comprende pertanto le relazioni tra gli studenti, la preparazione degli insegnanti, la disponibilità di sostegno e la protezione negli ambienti digitali.

Dalla giornata internazionale agli interventi durante l’anno scolastico

Il 5 novembre rappresenta un’occasione per richiamare l’attenzione pubblica sulla prevenzione del cyberbullismo a scuola, ma l’osservanza internazionale non costituisce di per sé un programma operativo obbligatorio per tutti gli istituti.

Le scuole possono utilizzare la ricorrenza per promuovere incontri, attività didattiche e confronti con le famiglie. L’efficacia di queste iniziative dipende soprattutto dalla loro integrazione con le procedure già previste dall’organizzazione scolastica.

Un elemento concreto riguarda l’accessibilità dei canali di segnalazione. Gli studenti devono poter individuare gli adulti responsabili, comprendere come comunicare un episodio e ricevere informazioni sulle modalità con cui la scuola gestirà la situazione.

Anche il monitoraggio richiede continuità. La presenza di un codice interno o di un tavolo permanente acquista utilità quando permette di individuare criticità ricorrenti, valutare gli interventi e aggiornare le attività educative.

L’approccio proposto dall’UNESCO per il 2026 insiste proprio sul passaggio dagli impegni alla loro applicazione, senza presentare la giornata internazionale come una nuova misura disciplinare o come una garanzia automatica di riduzione degli episodi.

Per gli istituti italiani, il riferimento operativo rimane la normativa nazionale, insieme alle linee di orientamento ministeriali e alle procedure adottate dalle singole scuole.

La verifica più significativa riguarda quindi ciò che accade dopo la sensibilizzazione: la possibilità effettiva di segnalare un episodio, ottenere una risposta tempestiva e ricevere sostegno, nel rispetto della riservatezza e dei diritti degli studenti coinvolti.

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %
Telecamera domestica con griglia del microfono sopra una porta Previous post Telecamere Reolink con audio bidirezionale: Home Assistant 2026.11 introduce la comunicazione vocale in diretta