Mantova Jazz 2026: tre concerti a novembre nel segno di Miles Davis e John Coltrane
Tre concerti al Teatro Scientifico Bibiena, dal 9 al 26 novembre, completano la 46ª edizione di Mantova Jazz 2026. Sul palco si alterneranno il sassofonista Miguel Zenón con il pianista Luis Perdomo, il quintetto del trombettista Jeremy Pelt e due formazioni legate alla scena musicale mantovana. Il programma conclude una rassegna iniziata a ottobre e costruita attorno a una ricorrenza significativa per la storia della musica afroamericana: il centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane, entrambi nati nel 1926.
Il titolo scelto per questa edizione, So What? Miles and Trane @100, chiarisce l’orientamento artistico del festival. Il riferimento è a So What, celebre composizione di Davis contenuta nell’album Kind of Blue del 1959, al quale partecipò anche Coltrane. L’intenzione degli organizzatori è osservare come le innovazioni introdotte dai due musicisti continuino a influenzare gli interpreti contemporanei.
Non tutti i concerti costituiscono necessariamente omaggi musicali diretti a Davis e Coltrane. La programmazione affronta il loro lascito attraverso percorsi differenti, dall’improvvisazione di matrice latinoamericana all’hard bop, fino alle produzioni originali dei musicisti del territorio.
Il programma di novembre: Miguel Zenón e Luis Perdomo aprono il calendario
Il primo appuntamento di novembre di Mantova Jazz 2026 è fissato per lunedì 9 novembre, alle ore 21, con Miguel Zenón al sassofono contralto e Luis Perdomo al pianoforte.
I due artisti condividono una collaborazione iniziata oltre venticinque anni fa, durante il periodo di formazione alla Manhattan School of Music di New York. Zenón, originario di Porto Rico, e Perdomo, nato in Venezuela, hanno sviluppato linguaggi personali nei quali il jazz statunitense dialoga con le tradizioni musicali latinoamericane.
La formazione in duo rappresenta una scelta precisa. L’assenza di contrabbasso e batteria lascia ai due strumenti una maggiore libertà nella costruzione del ritmo, nella distribuzione degli interventi melodici e nell’organizzazione delle pause. Il pianoforte può sostenere l’armonia oppure assumere un ruolo ritmico più marcato, mentre il sassofono alterna esposizione dei temi e improvvisazione.
Una parte significativa della collaborazione recente tra Zenón e Perdomo riguarda il progetto discografico El Arte del Bolero, sviluppato in due capitoli. Il lavoro affronta il repertorio della canzone romantica latinoamericana attraverso arrangiamenti per sassofono e pianoforte, mantenendo riconoscibili le melodie e rielaborandone struttura armonica e andamento ritmico.
Il concerto mantovano si colloca lungo questa linea artistica, anche se la presentazione ufficiale non stabilisce un elenco completo dei brani che saranno eseguiti.
La presenza del duo prosegue inoltre un percorso già affrontato dal festival nell’edizione precedente, quando la programmazione aveva ospitato il trio di Danilo Pérez e l’incontro tra Gonzalo Rubalcaba e Hamilton de Holanda. Una continuità che conferma l’interesse della rassegna per le diverse relazioni tra jazz e culture musicali delle Americhe.
Jeremy Pelt il 20 novembre: una serata per i cinquant’anni del trombettista
Venerdì 20 novembre, sempre alle 21, il Teatro Bibiena ospiterà Jeremy Pelt @50!, appuntamento dedicato al percorso artistico del trombettista statunitense in occasione del suo cinquantesimo compleanno.
Pelt appartiene a una generazione di musicisti che hanno approfondito la tradizione del jazz acustico senza rinunciare alla ricerca di nuove soluzioni compositive. Il suo linguaggio trova riferimenti importanti nell’hard bop e nella storia della tromba afroamericana, mantenendo un rapporto costante con l’evoluzione del jazz contemporaneo.
A Mantova sarà accompagnato da Jalen Baker al vibrafono, Mykhailo Mendelenko alla chitarra, Leighton Harrell al basso e Dana Hawkins alla batteria.
La composizione del quintetto presenta alcune caratteristiche interessanti. La presenza contemporanea di vibrafono e chitarra offre due strumenti armonici dalle possibilità espressive differenti. Il vibrafono permette di costruire linee melodiche e armonie attraverso il particolare attacco delle sue barre metalliche, mentre la chitarra può intervenire con accordi, fraseggi singoli e accompagnamenti ritmici.
L’incontro tra queste sonorità e la tromba di Pelt consente un’organizzazione del materiale musicale diversa rispetto al tradizionale quintetto con pianoforte e sassofono.
La scelta dell’artista si collega al tema generale di Mantova Jazz 2026 attraverso la storia dell’hard bop e il ruolo assunto dal primo grande quintetto di Miles Davis, nel quale suonava John Coltrane. Quella stagione contribuì a ridefinire gli equilibri tra solisti e sezione ritmica, sviluppando le possibilità espressive del bebop.
La serata del 20 novembre resta tuttavia dedicata specificamente alla carriera di Jeremy Pelt. Non risulta annunciata come un concerto interamente costruito su composizioni di Davis o Coltrane.
Made in MN il 26 novembre: Mauro Negri e Marcello Abate chiudono il festival
L’ultimo concerto della rassegna, giovedì 26 novembre alle ore 21, sarà dedicato alla scena jazz legata al territorio mantovano. La serata Made in MN riunirà il Mauro Negri Quartet e il Marcello Abate Trio, con la presentazione dei rispettivi progetti discografici.
Il quartetto di Mauro Negri proporrà All Right Session, lavoro caratterizzato da un’impostazione vicina al neo hard bop. Negri, conosciuto anche per la sua attività al clarinetto, torna in questa formazione al sassofono tenore.
Al suo fianco suoneranno Alfonso Santimone al pianoforte, Stefano Senni al contrabbasso e Federico Negri alla batteria.
L’organico richiama la struttura del quartetto jazz acustico, con una sezione ritmica capace di sostenere sia composizioni strutturate sia ampi spazi improvvisativi. Il riferimento all’hard bop riguarda soprattutto il rapporto con la tradizione sviluppatasi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, reinterpretata attraverso una sensibilità contemporanea.
Differente la proposta del Marcello Abate Trio, impegnato nel progetto Zugzwang. Abate suonerà la chitarra insieme a Federico Pierantoni al trombone e Alessandro Paternesi alla batteria.
La formazione rinuncia al contrabbasso e al pianoforte, due strumenti abitualmente impiegati per definire la base armonica e ritmica di molti gruppi jazz. Questa scelta amplia le responsabilità musicali dei tre componenti: la chitarra deve contribuire alla costruzione dell’armonia, mentre trombone e batteria partecipano alla definizione delle strutture e degli equilibri sonori.
La serata Made in MN assume un significato particolare nel cartellone. Dopo gli incontri con musicisti affermati sulla scena internazionale, il festival dedica la chiusura a produzioni nate nell’ambiente musicale locale, inserendole nello stesso programma e nello stesso teatro.
È una scelta che collega l’attività concertistica alla produzione discografica e alla continuità della scena jazz mantovana.
Miles Davis e John Coltrane: il significato del centenario
Miles Davis nacque il 26 maggio 1926 ad Alton, nell’Illinois. John Coltrane nacque il 23 settembre dello stesso anno a Hamlet, nella Carolina del Nord. Le loro carriere si incrociarono in una fase decisiva per l’evoluzione del jazz moderno.
Coltrane entrò nel gruppo di Davis nella seconda metà degli anni Cinquanta, partecipando a registrazioni che avrebbero avuto un’influenza duratura sulle generazioni successive. Tra queste figurano ‘Round About Midnight, Milestones e Kind of Blue.
Il contributo dei due artisti non fu identico. Davis sviluppò nel corso della propria carriera una ricerca continua sulle possibilità della tromba, sull’organizzazione dei gruppi e sulle relazioni tra jazz, modalità improvvisative, strumenti elettrici e nuovi linguaggi musicali. Coltrane approfondì soprattutto le potenzialità armoniche e spirituali del sassofono, passando attraverso esperienze nell’hard bop, nel jazz modale e nelle forme più libere dell’improvvisazione.
Entrambi contribuirono a modificare il rapporto tra composizione ed esecuzione, mostrando come un gruppo potesse costruire strutture musicali aperte, nelle quali l’interazione tra gli strumenti assumeva un ruolo centrale.
Il centenario offre quindi a Mantova Jazz 2026 un criterio per leggere esperienze artistiche differenti. Il festival non propone una ricostruzione cronologica della musica dei due protagonisti, ma una selezione di interpreti che affrontano alcuni dei problemi musicali emersi dalla loro ricerca: la libertà improvvisativa, il rapporto con la tradizione, il dialogo tra linguaggi e la costruzione di nuove sonorità.
Il tema era già presente nei concerti di ottobre.
Il 16 ottobre il Bill Stewart Trio, con Larry Grenadier al contrabbasso e Walter Smith III al sassofono, ha aperto la programmazione principale. Il 23 ottobre è stata la volta del trombettista Marquis Hill con il progetto Blacktet Revisited.
Particolarmente significativa anche la masterclass del trombettista Ralph Alessi, organizzata il 30 ottobre nell’ambito della collaborazione con il Conservatorio Lucio Campiani. L’incontro ha affrontato il ruolo del silenzio nell’improvvisazione, un elemento strettamente associato alla concezione musicale di Davis.
Queste iniziative permettono di distinguere il riferimento generale ai due centenari dai contenuti specifici dei singoli appuntamenti.
Mantova e il jazz: una rassegna attiva dal 1981
La manifestazione ha raggiunto nel 2026 la sua 46ª edizione. Mantova Jazz nasce nel 1981 e porta il nome di Roberto Chiozzini, al quale è intitolato anche il circolo jazzistico coinvolto nell’organizzazione.
La continuità della rassegna costituisce un elemento rilevante per la vita musicale della città. La programmazione consente di ospitare interpreti internazionali e, contemporaneamente, di mantenere uno spazio dedicato ai musicisti legati al territorio.
L’organizzazione coinvolge il Circolo del Jazz Roberto Chiozzini e Arci Mantova, con collaborazioni che comprendono il Conservatorio Lucio Campiani e altre realtà culturali locali.
L’edizione 2026 ha sviluppato anche iniziative rivolte alla formazione e ai nuovi interpreti. Accanto ai cinque concerti principali, la sezione Mantova Jazz Young ha previsto appuntamenti all’Arci Papacqua, mentre la masterclass di Ralph Alessi ha introdotto un momento di approfondimento didattico.
La distinzione tra queste attività è importante. I concerti al Teatro Bibiena costituiscono il programma principale, mentre gli appuntamenti collaterali coinvolgono sedi e pubblici differenti.
Attraverso questa articolazione, Mantova Jazz 2026 mantiene un rapporto con la tradizione concertistica della città e con l’attività delle istituzioni impegnate nella formazione musicale.
Il Teatro Bibiena e la sua storia musicale
I tre concerti di novembre si svolgeranno tutti al Teatro Scientifico Bibiena, in via Accademia 47, uno degli edifici storici più conosciuti di Mantova.
Il teatro fu costruito tra il 1767 e il 1769 su progetto dell’architetto Antonio Galli Bibiena. La struttura venne concepita originariamente per ospitare riunioni scientifiche e accademiche, ma anche rappresentazioni e concerti.
L’edificio presenta una pianta a campana e diversi ordini di palchetti lignei, con una disposizione degli spazi che lo distingue dai grandi teatri all’italiana realizzati successivamente.
La sua storia comprende un episodio particolarmente noto: il 16 gennaio 1770 vi si esibì Wolfgang Amadeus Mozart, allora tredicenne, durante il viaggio italiano compiuto con il padre Leopold.
La scelta del Bibiena conferma il legame della manifestazione con gli spazi culturali storici di Mantova. La disponibilità di una platea numerata e dei palchi comporta inoltre una distribuzione dei posti differenziata, con due fasce di prezzo previste per i concerti.
Il teatro viene tuttora utilizzato per manifestazioni musicali, rappresentazioni e incontri culturali. La presenza stabile della rassegna jazz contribuisce ad affiancare alla sua tradizione storica una programmazione dedicata alla musica contemporanea.
Biglietti, prezzi e informazioni per i concerti di novembre
Per i tre appuntamenti conclusivi di Mantova Jazz 2026, il programma ufficiale indica 20 euro per i posti numerati in platea e 15 euro per i palchi.
La prevendita è affidata al circuito Vivaticket. I biglietti per i singoli concerti possono essere acquistati attraverso i canali di vendita autorizzati, secondo la disponibilità dei posti.
La formula di abbonamento ai cinque concerti principali, proposta a 80 euro, risulta esaurita nelle informazioni diffuse dall’organizzazione. Rimane quindi la possibilità di verificare la disponibilità dei singoli ingressi.
Tutti gli appuntamenti di novembre inizieranno alle ore 21, con apertura del teatro prevista alle ore 20.
Il calendario confermato prevede lunedì 9 novembre il duo Miguel Zenón e Luis Perdomo, venerdì 20 novembre Jeremy Pelt con il suo quintetto e giovedì 26 novembre la serata Made in MN con il Mauro Negri Quartet e il Marcello Abate Trio.
Per ulteriori informazioni sono disponibili i contatti dell’organizzazione: l’indirizzo di posta elettronica info@mantovajazz.it e il numero telefonico 348 0072215.
La disponibilità effettiva dei biglietti può variare con l’avvicinarsi degli spettacoli. La consultazione della biglietteria ufficiale consente di verificare i posti rimasti nelle diverse categorie.
L’ultimo appuntamento del 26 novembre concluderà la 46ª edizione attraverso due progetti discografici legati alla scena mantovana, riportando sul palco del Bibiena musicisti del territorio dopo una programmazione autunnale caratterizzata dalla presenza di interpreti internazionali.
